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Tappa 25 (15)

30 marzo, mercoledì – La Faba – Tricastela  Km. 26

Si parte per una delle tappe più dure, almeno così viene descritta su quasi tutti i testi. Fatta di mattina, freschi, non è che una normale mulattiera che gradatamente ti conduce al passo. Ad un certo punto trovo il cippo che segnala l’ingresso nell’ultima regione toccata dal Camminola Galizia. Daora in avanti ci sarà quasi sempre un cippo di pietra ogni cinquecento metri. La prendo comoda per non sforzare i piedi e i muscoli, in un’ora e quaranta percorro i cinque chilometri che daLa Fapami separano da O’Cebreiro. Il luogo è veramente magico, specie se visto nella nebbia piovigginosa. Entro nel convento dei francescani dove mi faccio apporre il sello e scambio due parole con il frate addetto.

Sosta d’obbligo al bar. C’è Toni che mi aveva superato di slancio sulla salita mezz’ora prima; mi dice che ha percorso la salita in un’ora, però ora è costretto a fermarsi perché tutta la sua roba è fradicia di sudore e deve aspettare che si asciughi al calore del camino. Mi prendo la prima fetta di torta di Santiago che gusto con piacere. Ora è tutta discesa, la prima parte è graduale e si viaggia abbastanza bene anche se piove a tratti. Poi patisco alla grande l’ultimo tratto prima di Tricastela. La discesa è ripida ed impegnativa, vado pianissimo, temo per i tendini e le ginocchia, i bastoncini mi tornano utili come non mai. Arrivo all’albergue col finlandese, ci assegnano due letti in una stanzetta con due letti a castello, ma siamo solo noi nella stanza. Lui prima di dormire si mette a parlare nella sua lingua in un registratore e va avanti dieci minuti. Usa questo mezzo invece del diario che quasi tutti hanno.